Cade, si causa una frattura alla vertebra e muore dopo 2 anni, paralizzata e allettata in una rsa. I parenti fanno causa ai due ospedali dove era stata visitata

La donna era stata ai pronto soccorso del San Martino e del Galliera e dimessa. Secondo i familiari le si potevano evitare dolori e paralisi: hanno intentato una causa civile per chiedere un risarcimento

È stata una caduta in casa, un gesto quotidiano trasformato in tragedia, a stravolgere per sempre la vita di una famiglia.

Era la mattina del 6 gennaio. I figli ricordano ancora il rumore sordo del tonfo, la corsa verso la stanza della madre, il dolore negli occhi di lei. In ospedale, al Policlinico San Martino, le parole furono rassicuranti: contusione dorso-lombare, forse una frattura, contusione alla spalla. Codice verde. Qualche giorno di riposo. Un foglio in mano, la porta si apre, e la donna torna a casa.
Ma il sollievo dura poche ore. Il dolore non cede, nemmeno sotto gli antidolorifici. La sera stessa, la famiglia decide di tentare altrove: Ospedale Galliera. Nuovi esami, altre diagnosi. Qualcosa alla colonna vertebrale, servono approfondimenti. Ma ancora una volta, il verdetto sembra minimizzare: antidolorifici, riposo, codice verde. Secondo la famiglia, nessuno che dica: “Non deve muoversi.”
Passano due giorni. L’8 gennaio la scena è di quelle che restano incise nella memoria: la madre che cerca di alzarsi e crolla, senza più sentire le gambe. La corsa di nuovo al San Martino è una corsa contro un destino già scritto. Stavolta i medici parlano chiaro: frattura di una vertebra, distruzione di un’altra, midollo tranciato. Paralisi permanente.
Inizia così un lungo inverno che durerà quasi due anni, tra letti di Rsa e giornate scandite da silenzi e sguardi. La donna muore, lasciando dietro di sé domande senza risposta e un dolore che non trova pace.
Oggi, i figli — assistiti dall’avvocato Alessandro Storlenghi — hanno deciso di trasformare quel dolore in battaglia legale. Dopo un anno e mezzo di trattative infruttuose per un risarcimento, hanno citato in giudizio il policlinico San Martino e l’ospedale Galliera. La loro convinzione è ferma: se la gravità fosse stata riconosciuta fin dal primo ricovero, la lesione irreversibile si sarebbe potuta evitare.
Un medico legale e docente universitario di Bologna conferma la possibilità di una diagnosi più tempestiva. Il Galliera non commenta. Il San Martino, invece, lo fa: «Come sempre a disposizione delle autorità competenti e fiduciosi sull’esito della causa civile, nel rispetto dei familiari della donna scomparsa».
Nel frattempo, tra faldoni e udienze, resta l’immagine di una madre fragile che varca due volte le porte di un ospedale, e due volte ne esce senza che nessuno le dica che ogni passo poteva essere l’ultimo.
In copertina: foto di repertorio.
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